La Caroline di Alberto Giacometti
L’opera Caroline di Alberto Giacometti arriva a Ca’ Pesaro Galleria Internazionale di Arte Moderna, nell’ambito della collaborazione tra la Fondazione Musei Civici di Venezia e la Fondation Beyeler di Riehen (Basel, Svizzera), organizzatori della mostra “Pierre Bonnard” (29 gennaio – 13 maggio), a cui Ca’ Pesaro ha prestato il dipinto Nudo allo specchio di Pierre Bonnard.
L’opera di Giacometti resterà in mostra al museo veneziano, nel normale percorso di visita.
ALBERTO GIACOMETTI
(Borgonovo di Stampa, 1901 – Coira, 1966)
La giovane donna dell’ambiente di Montparnasse, dove era conosciuta con il nome di Caroline, svolse un ruolo eminente non solo nell’opera tarda di Giacometti, tra il 1960 e il 1965, ma anche negli ultimi anni della sua vita e al suo capezzale. In questo senso, non occorre aggiungere altri particolari biografici, ma è importante tenere presente che l’intensa personalità di questa giovane donna e l’audacia della sua condotta di vita costituirono per l’artista l’unità di misura con cui egli giudicò il valore della propria esistenza. Una testimone imparziale, Madame Maeght, moglie del noto mercante d’arte, ha riferito di un incontro di totale intimità tra Giacometti e Caroline, realizzatosi unicamente in uno scambio di sguardi che non si interruppe per mezz’ora. I magnifici quadri dipinti da Giacometti con Caroline come modella rendono la profondità di questo rapporto e, nella loro ieratica frontalità, esprimono anche molto di più.
Giacometti spiegò tutta la sua arte per restituire al modello dipinto nel quadro l’essenza unica e inconfondibile di questa persona, di Caroline.
La stessa profonda e totale pretesa di realtà si ritrova nei ritratti delle mummie di Fayum e nelle icone di santi nell’arte bizantina, che non avevano semplicemente il significato di una raffigurazione, ma intendevano rendere la reale presenza del defunto o del santo. Nel caso di Giacometti l’elemento religioso è assente, ma l’effetto è tale che le sue raffigurazioni di essere umani potrebbero essere definite come icone secolarizzate. Nell’arte figurativa del XX secolo, che raffigura le persone come oggetti del loro aspetto, della loro posizione sociale o del rispettivo intento dell’artista, gli esseri umani dipinti da Giacometti sono i soli ad essere sempre (anche grammaticalmente) il soggetto di un messaggio che ha per predicato il verbo “essere”. Il loro sguardo rivolto all’esterno della tela ci coinvolge nel fascino della loro esistenza. Guardano – quindi sono.

Il grandioso palazzo, ora sede della Galleria Internazionale d’Arte Moderna, sorge nella seconda metà del XVII secolo, per volontà della nobile e ricchissima famiglia Pesaro, su progetto del massimo architetto del barocco veneziano, Baldassarre Longhena, cui si devono anche la Chiesa della Salute e Ca’ Rezzonico.
I lavori iniziano nel 1659 a partire dal versante di terra, con il cortile caratterizzato dalle originali logge, che risulta completato entro il 1676; la prestigiosa facciata sul Canal Grande raggiunge il secondo piano già nel 1679, ma, alla morte di Longhena nel 1682, il palazzo è ancora incompiuto. I Pesaro ne affidano il completamento a Gian Antonio Gaspari che lo porta a termine certo entro il 1710, rispettando sostanzialmente il progetto originario.
La Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’Pesaro, che ospita importanti collezioni otto-novecentesche di dipinti e sculture, tra cui spiccano capolavori di Klimt, Chagall e notevoli opere da Kandinsky a Klee, da Matisse a Moore, oltre a una ricca selezione di lavori di artisti italiani e un importante gabinetto di grafica, offre un percorso espositivo completamente rinnovato anche nell’allestimento e negli apparati informativi e propone una suggestiva e complessa chiave di lettura dell’evolversi di un periodo storico - artistico cruciale