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Evento 

Francesco Guardi  (1712-1793)
Titolo:
Francesco Guardi (1712-1793)
Quando:
28.09.2012 - 06.01.2013 10.00
Dove:
Museo Correr - Venezia
Categoria:
Mostra

Descrizione

FRANCESCO GUARDI (1712-1793)
Museo Correr
Dal 28 settembre 2012 al 6 gennaio 2013


 
Nel terzo centenario della nascita di Francesco Guardi, l’ultimo grande vedutista settecentesco, la mostra monografica promossa dalla Fondazione dei Musei Civici di Venezia ha come finalità la messa in luce della sua complessa produzione artistica, dalle meno note opere giovanili di figura, fino alle ‘scene d’interno’ nel gusto di Pietro Longhi, per concludersi con le splendide vedute di Venezia e i fantastici capricci, risalenti agli anni della maturità e della vecchiaia.
L’esposizione presentata al Museo Correr testimonierà con una ricchezza di prestiti mai prima d’ora giunti a Venezia, le diverse fasi in cui si articola tutta l’attività di Francesco.
La formazione di Francesco Guardi, come è noto, avviene all’interno di una modesta bottega a conduzione familiare, dove tutti sono pittori, dal padre Domenico ai fratelli Nicolò e Antonio. Nessuno sarà in grado di raggiungere in vita, se non il successo, almeno una certa agiatezza. Dopo la morte nel 1793, su Francesco Guardi cade l’oblio. La sua riscoperta è merito della critica del Novecento, e ha trovato il suo momento decisivo nella bella mostra curata da Pietro Zampetti, tenutasi a Palazzo Grassi nel 1965.
La prima parte dell’esposizione sarà incentrata sulla produzione di opere di figura, in particolare quelle scene di vita contemporanea ispirate alla pittura di costume in cui allora primeggiava Pietro Longhi. Nel percorso espositivo si potranno ammirare di questo suo momento due capolavori: il Ridotto e il Parlatorio delle monache di San Zaccaria ora a Ca’ Rezzonico.
Poco dopo Francesco dà inizio a quella produzione di vedute, capricci e paesaggi di fantasia che sono alla base della sua fama e che costituiranno la  seconda sezione dell’esposizione.
Non è nota con certezza la data d’inizio del suo lavoro di vedutista, forse attorno al 1755, quando il pittore ha ormai più di quarant’anni e alle spalle la non esaltante carriera di figurista. Le prime opere ricalcano le composizioni di Canaletto e Marieschi, la stesura pittorica è fluida e controllata, ancora lontana da quella frizzante e stenografica che lo renderà celebre. La sua vena singolare emerge tuttavia già in alcune di queste opere del primo periodo come nella Piazza di San Marco della National Gallery di Londra dove le figure, costruite con spumeggianti impasti di colore, rivelano un timbro cromatico vivacissimo.
Il suo momento più fortunato si colloca tra il settimo e l’ottavo decennio: nel 1764  riceve la commissione di due grandi vedute della Piazza di San Marco, eseguite  per un “forestiero inglese”. Di poco successive le dodici tele delle Feste dogali desunte da modelli di Canaletto, incisi da Giambattista Brustolon. Dalle stampe Francesco deriva le sue pitture, oggi al Louvre: il risultato è davvero sorprendente e rivela la forza trasfiguratrice e fantastica del pittore. Esemplare è la tela con Il Bucintoro a San Nicolò del Lido, dove, pur mantenendosi fedele al modello crea un’immagine di grandissimo fascino: frementi scivolano sull’acqua nel segno lieve le gondole di parata e il Bucintoro; miriadi di luci guizzano sul mare appena increspato, mentre figurette simili a ideogrammi orientali brulicano sulle imbarcazioni.
Nel 1782  viene incaricato di eseguire quattro dipinti per commemorare la visita di papa Pio VI a Venezia. Per l’artista, ormai settantenne, finalmente un incarico ufficiale, seguito poi dalle tele celebrative della venuta a Venezia degli archiduchi di Russia in incognito sotto il nome di Conti del Nord.
Con il tempo il suo stile personalissimo diviene sempre più libero e allusivo: le proporzioni  fra i vari elementi sono liberamente alterate, la struttura prospettica diviene elastica e si deforma senza alcun aggancio con la realtà. Infine le figure diventano semplici macchie di colore, un rapido scarabocchio bianco o un punto nero tracciato con un segno tremolante.
Oltre agli aerei capricci, dipinge anche alcune splendide immagini di ville immerse nel verde della campagna veneta e alle tradizionali riprese di Venezia egli affianca quelle della laguna, ampliando gli orizzonti del vedutismo veneziano settecentesco fino a dissolverlo in vaste distese d’acqua e di cielo.
Il percorso della mostra presenterà oltre un centinaio fra dipinti e disegni provenienti dalle principali istituzioni italiane ed estere, tra i quali l’Accademia Carrara di Bergamo, la Gemäldegalerie di Berlino, il Museum of Fine Arts di Boston, la Fondazione Gulbenkian di Lisbona, la National Gallery di Londra, la Fondazione Thyssen-Bornemisza di Madrid, la Pinacoteca di Brera e il Museo Poldi Pezzoli di Milano, l’Alte Pinakothek di Monaco, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Musée du Louvre di Parigi, l’Ermitage di San Pietroburgo, la National Gallery di Washington.
La mostra può contare su un comitato scientifico costituito dai maggiori studiosi internazionali della pittura veneziana del ‘700 e sarà corredata da un ricco catalogo illustrato, curato da Alberto Craievich e Filippo Pedrocco, edito da Skira, nel quale saranno pubblicati gli studi più aggiornati sull’artista.
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A cura di: Alberto Craievich e Filippo Pedrocco
Direzione scientifica: Gabriella Belli

Sede

sede:
Museo Correr   -   Sito web
Città:
Venezia

Descrizione

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La raccolta ha sede dal 1922 in Piazza San Marco, negli spazi dell’Ala Napoleonica e di parte delle Procuratie Nuove.
La progettazione e l’inizio della realizzazione dell'Ala Napoleonica, che chiude Piazza San Marco di fronte alla basilica, risalgono agli anni in cui Venezia fa parte di quel Regno d’Italia (1806-1814) di cui Napoleone è il sovrano, viceré il figliastro Eugenio di Beauharnais.
Viene edificata nell’area che precedentemente comprendeva la chiesa di San Geminiano (assai antica ma riedificata a metà Cinquecento da Jacopo Sansovino) e, ai suoi lati, le prosecuzioni delle Procuratie Vecchie e Nuove, cioè delle due lunghissime fabbriche che si affacciano sulla Piazza e che avevano ospitato uffici e residenze di alcune delle maggiori cariche della Repubblica di Venezia.
Il nuovo edificio dovrebbe costituire la sede di rappresentanza dei nuovi sovrani, ma l’impresa - più complicata del previsto- avrà termine solo a metà Ottocento; ospita quindi, sotto la dominazione austriaca, anche la Corte Asburgica nelle frequenti visite a Venezia e le rappresentanze politiche, militari e diplomatiche del Lombardo-Veneto di cui Venezia, assieme a Milano, è all'epoca la capitale.
L'Ala Napoleonica, con la doppia facciata monumentale, il suggestivo portico - dov'è oggi l'entrata del Museo -, l'arioso Scalone, la ricca Sala da Ballo, viene progettata dagli architetti G. A. Antolini, Giuseppe Soli e Lorenzo Santi. Quest'ultimo nel terzo decennio dell'Ottocento sistema e ordina tutto il complesso del Palazzo Reale che si espandeva anche lungo le Procuratie Nuove, fino alla Libreria Marciana, a parte dell’edificio della Zecca, al Giardinetto Reale.
Il pittore veneziano Giuseppe Borsato imposta il decoro degli ambienti secondo una personale e attenta rilettura dello stile Impero, sotto l'influenza degli architetti e arredatori francesi Percier e Fontaine e dello stile Biedermeier, che all’epoca si va imponendo nelle principali corti europee.
L'affresco a soffitto sullo Scalone d'ingresso che raffigura la Gloria di Nettuno è di Sebastiano Santi (1837-1838).
L’edificio conserva quindi ancora molti dei tratti distintivi dell’età di Bonaparte e di quella, subito successiva, degli Asburgo: architettura e decorazioni affreschi e arredo di gusto neoclassico danno una testimonianza importante della cultura e dei linguaggi di un’epoca. Soprattutto, però, essa attesta, quasi in contrapposizione con l’antico Palazzo dei Dogi, la volontà di rifondare una nuova stagione della storia di Venezia, emblematicamente rappresentata da questa moderna reggia di re e imperatori

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