Una visita legata ai sensi, che ci permette di vedere alcuni luoghi della storia di Venezia. Un solo obiettivo, che può essere abbinato, per chi ne ha voglia, con gli altri.
La Fenice, lo Squero di S.Trovaso, le Gallerie dell’Accademia, i luoghi tipici del gusto, olfatto, udito, vista e tatto.
Per chi ha poco tempo per visitare Venezia, la cosa migliore sarebbe di affrontarla a piedi.
Oppure, prendere un mezzo pubblico e partire per una mini crociera, il biglietto ordinario vale un’ora, giusto il tempo del tragitto più lungo di vaporetto da Piazzale Roma al Lido, o ancora, scegliendo in alternativa di girarla senza una meta precisa, scendendo a una fermata del vaporetto qualsiasi, con l’intenzione di perdersi nei meandri più nascosti, sempre ricchi d’impreviste sorprese.
Andrebbero gustati a fondo sensazioni, rumori o silenzi, profumi o odori; andrebbe esaltata la lentezza, poiché tutto, tra l’altro non si potrà mai vedere, e che proprio la lentezza è una delle caratteristiche secolari e peculiari della città e che i suoi cittadini desidererebbero tanto mantenere.
Per questo, facendo il verso al tema del Carnevale di Venezia 2008 “Sensation” cioè i cinque sensi, abbiamo pensato di offrire un percorso legato ai sensi, cinque percorsi, da gustare con massima calma, cinque micro percorsi, da affrontare con la convinzione di regalarci un piccolo, magico momento di intimità con la città, indicando una meta principale e affiancandola ad alcune altre di supporto, da considerarsi anche come autonome se non alternative.
Iniziamo dal senso dall’udito.
Va da se che il luogo dell’udito per eccellenza a Venezia, sia il Gran Teatro la Fenice (possiamo arrivarci a piedi, in cinque minuti, dalle fermate Actv di Rialto e S.Angelo).
Bellissima, quanto drammatica la storia del teatro, che si vuole strettamente legata al nome scelto dai fondatori, la fenice, uccello mitologico, dalle piume splendidamente colorate che va a morire ogni cinquecento anni su di un letto di legni profumati e rinasce dalle proprie ceneri, più forte e bella di prima.
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La Fenice l'uccello mitologico che ha dato il proprio nome al Teatro veneziano
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E letteralmente dalle proprie ceneri il teatro veneziano è risorto per ben due volte a seguito di altrettanti devastanti incendi.
Costruito a partire dal 1755 su progetto, di Giannantonio Selva, il teatro fu edificato nel giro di un anno e mezzo.
Al momento di gettare le fondamenta, gli scavi rinvennero un enorme tronco d’albero e una vigna di epoca romana, cosa che fu ritenuta di buon auspicio.
Non tanto da evitare un primo incendio nel 1836 a causa di una stufa lasciata incautamente accesa e un secondo, nel 1996, dal quale si salvò solo la facciata neoclassica in campo S.Fantin.
Il motto fu di ricostruire il teatro “dov’era e com’era”, e ci si riuscì, pur tra molte traversie, polemiche e inchieste giudiziarie.
Il 14 dicembre 2003, il teatro ristrutturato fu inaugurato con un concerto diretto dal maestro Riccardo Muti che iniziò la serata con un brano ritenuto beneaugurante: “La consacrazione della casa” di Ludwig van Beethoven, al quale seguì un programma improntato alla grande tradizione della civiltà musicale veneziana (il Teatro e le sale annesse, si può visitare con visita guidata prenotando attraverso Hellovenezia +39 041 24 24).
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L'interno del teatro
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E proprio la civiltà musicale veneziana, può accompagnarci per alcune altre mete, scelte tra mille, legate al senso dell’udito.
Ci portiamo nelle immediate vicinanze del teatro La Fenice, per osservare la lapide che ricorda la visita a Venezia di un Wolfgang Amadeus Mozart allora quindicenne, civico 1830 del sestiere di S.Marco, Ponte dei Barcaroli e Cuoridoro.
Un'altra possibile meta riguarda il fonte battesimale di Antonio Vivaldi, all’interno della chiesa della Bragora, stazione Actv Arsenale, e da ultimo la visita che ha per oggetto la tomba del grande compositore di Igor Stravinskij, nel cimitero dell'Isola di San Michele (linee 41-42).
Tutti e tre questi percorsi “di scorta” possono risultare del tutto autonomi, li indichiamo perché possono anche inserirsi in un viaggio che consideri come vincolante l’acquisizione di pure sensazioni, e delle “atmosfere” dei luoghi, senza scendere nel particolare della loro storia, a volte molto complessa.
Il secondo percorso che suggeriamo ci porta all’inseguimento del senso dell’olfatto.
Potremo indirizzarci verso una qualsiasi delle molte raccolte d’arte o musei e respirare l’odore dei pigmenti pittorici, ma chi piace regalarvi la possibilità di scoprire l’odore della fatica intellettuale legata alla carta da disegno tecnico e della colla per modellismo.
Ci rechiamo, infatti, nell’atelier-negozio di uno studioso della navigazione lagunare, appassionato costruttore di modellini, archivista e analista di documenti riguardanti la marineria veneta, e scrittore di interessanti saggi e libri.
Siamo nelle vicinanze di S.Tomà (Actv linea 1 e 2), e ci portiamo al civico 2681 di S.Polo, in Corte seconda dei Saoneri per la visita allo studio di Gilberto Penzo, zeppo di disegni, rilievi, fotografie d’epoca, che ci porteranno a “annusare” l’odore del legno e del ferro, delle barche di “Venezia e dell’alto Adriatico, dai relitti greci ai vaporetti”, come titola il suo sito Internet.

Gilberto Penzo, foto di Alessandro Rizzardini, tratta dal libro: "Veneziani (quasi) famosi), edizioni LT2 2010
Con questo tema la nostra visita potrà quindi indirizzarsi alle porte dell’Arsenale (approdo Actv Arsenale) a scoprire la fabbrica delle navi veneziane e leggendo la targa redatta sui versi di Dante Alighieri (canto XXI dell’Inferno) posta sulle mura, immaginare l’odore della pece e della stoppa usata per cafalatare (cioè impermeabilizzare) le barche.
Nelle immediate vicinanze, possiamo anche visitare il Museo Storico Navale, quarantadue sale ricavate da un antico palazzo-granaio del XV secolo, ricchissime di testimonianze legate al mare, con il modellino del Bucintoro, la famosa barca da parata della Serenissima, spogliata e poi distrutta dai francesi con la caduta della Repubblica Serenissima.
Passiamo adesso al senso del gusto.
Uno dei sensi che si sposa benissimo con la tradizione veneziana e che offre moltissimi locali e moltissima possibilità di scelta.
Primi piatti famosi come i “risi e bisi”, spaghetti al nero di seppia, oppure il tipico “fegato alla veneziana”, o anche il gusto del piccolo assaggio, del “cichetto” accompagnato del “buon” bicchiere di vino (l’ombra) da gustarsi chiaccherando amabilmente, in piedi in piccoli locali affollati, tanti locali in tumultuosa crescita e in trasformazione, impossibili da elencare, da scoprire con un pizzico di avventurosa curiosità.
Nel mare magnum, ne indichiamo però tre, legandoli al consumo veloce di una loro piccola “specialità”, sperando contemporaneamente, di non fare troppo torto agli altri.
Iniziamo dalla “Patatina”, locale che prende il nome dalla sua caratteristica offerta, semplicissime patate tagliate a mano e infilate in lunghi stuzzicadenti, da salare e gustare bollenti, “petite cuisine” alla veneziana.
La Patatina è sul Ponte di S.Polo, le fermate Actv più vicine sono S.Silvestro o S.Tomà.
La seconda tappa è per la mitica osteria “La vedova”, a Cannaregio, nelle vicinanze dell’imbarcadero di Ca’d’Oro.
Legioni di veneziani affamati sono state nutrite da queste squisite polpettine di carne e pane, l’ambiente è anche quello tipico, conservato senza forzature kitsch, di una vecchia osteria veneziana, con la possibilità anche di un “giro” di carte, briscola o scopa che sia.
Per finire in gloria, il nostro “mordi e fuggi” all’insegna del gusto, non ci resta che provare le mirabili “creme” della pasticceria Tonolo, nelle vicinanze della chiesa di S.Pantalon a Piazza Roma.
Quasi commoventi per la loro bontà, che vi faranno inevitabilmente incipriare il viso di bianchissimo zucchero a velo, in omaggio, forse, ai volti dei personaggi di Rosalba Carriera, pittrice veneziana, che abitava nelle vicinanze.
Eccoci quindi giunti al quarto percorso, dedicato alla vista.
Il nostro suggerimento riguarda la possibilità di salire fino alla cella campanaria del Campanile di S.Marco, a quasi novanta metri d’altezza e con una vista incomparabile, o su quella “gemella” del campanile dell’isola di S.Giorgio, di pochi metri più basso, ma dalla vista altrettanto splendida.
Entrambi i campanili attuali sono stati ricostruiti dopo il loro crollo. Quello di S.Marco, crollò nel 1902, e fu ricostruito nel 1912, quello di S.Giorgio fu ricostruito nel 1791 dopo essere crollato nel 1714.
La vista si estende alla città, alle isole fino al bordo Laguna. In giornate particolarmente terse, le montagne del Veneto e del Trentino, danno l’impressione di essere a portata di mano.
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Francesco Guardi, l'isola di S.giorgio 1780
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Non ci resta che l’ultimo senso, quello del tatto. Cosa toccare a Venezia? Tutto e nulla, perché tutto c’è vietato e tutto è così vicino.
Conosceremo i luoghi, dove si costruivano le gondole, partendo dal XVII secolo, in un antico cantiere denominato squero, lo Squero di S.Trovaso, nelle vicinanze delle Gallerie dell’Accademia.
La definizione di “squero” ossia cantiere in veneziano deriva dalla parola "squara" squadra, che indica l'attrezzo adoperato per costruire le imbarcazioni. E qui si costruivano e si continuano a impostare imbarcazioni tipiche della Laguna solo in legno, come gondole, sandoli, mascarete, sciòponi, pupparini.
L’edificio sorge sul rio omonimo e ha una forma tipicamente usata nelle costruzioni delle case di montagna, perché i carpentieri che vi lavoravano e il legno usato nelle costruzioni provenivano dal Cadore.
La visita allo squero di S.Trovaso ci introduce brevemente alla storia della gondola e alle molte curiosità che ne derivano.
E’ un’imbarcazione che è vogata in piedi, con la faccia rivolta alla prua, per manovrare all’interno dei canali, con la massima disinvoltura. E’ fortemente asimmetrica, perché così può essere vogata da un unico vogatore (come capita oggi giorno nelle gondole prese a nolo), composta da 228 pezzi assemblati e di vario tipo di legno, è lunga undici metri, e porta due ferri ornamentali che la bilanciano, il “ricciolo” a poppa e il “ferro da gondola” con tutta una simbologia legata alla forma dello stesso, a prora.
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un squerarol aggiusta la gondola
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la gondola ripresa da Vettor Carpaccio (part), Venezia, Accademia
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La gondola è un’imbarcazione in costante via di definizione e se le variazioni nell’ultimo secolo, sono concentrate principalmente nelle “forcole”, (gli scalmi), basta fare alcuni passi ed entrare nelle vicine Gallerie dell’Accademia e osservare i grandi quadri di genere di Gentile Bellini o di Vettor Carpaccio, per idealmente “toccare con mano” l’evoluzione della regina delle imbarcazioni veneziane.
Alessandro Rizzardini (riproduzione riservata ©)