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Le torri e i campanili storti, il centro di Venezia, la strada più stretta della città | Stampa |

Un itinerario “leggero” alla ricerca di curiosità urbanistiche legate alla “fisicità” di Venezia.

 

In un libro di fine ottocento, sono censiti 178 campanili a Venezia.
Alcuni di questi sono alla romana, cioè appoggiati sul tetto della chiesa, altri pur ottenendo l’appellativo di campanile, sono talmente contenuti nelle loro dimensioni, da portare un’unica e spesso minuscola campana.
Moltissimi però sono vere e proprie torri, che vanno dai 99 metri del campanile di S.Marco, il più alto a Venezia e il terzo in Italia dopo il Torrazzo di Cremona, 111 metri, la Torre del Mangia a Siena 102 metri, alle poche decine di quello di S.Fosca, lungo la Strada Nuova, probabilmente il più basso, adeguato e proporzionato per misure, alla piccolissima chiesa alla quale fa riferimento, entrambi comunque ristrutturati a fine ottocento per far largo alla nuova e spaziosa via.
I campanili a Venezia, oltre alla loro collocazione devozionale, devono la loro fortuna e la loro conservazione per aver avuto nei secoli, una duplice finalità di utilizzo.
In alcuni casi, infatti, secondo la loro posizione in prossimità o meno del mare, a Venezia i campanili sono stati utilizzati come faro per l’ausilio all’entrata delle navi dalle bocche di porto in città, mentre in altri casi, furono usati come postazione di allarme incendi, o ancora, come vera e propria torre di avvistamento e comunicazione veloce con i territori e le città confinanti di terraferma, nel caso la loro locazione fosse prospettica a quella parte di territorio.
Il sistema di comunicazione previsto dalla Repubblica Serissima all’incirca nei secoli XIV- XVII, nel periodo cioè di massima espansione territoriale lungo la Valle Padana, fino ai confini con la Lombardia e la Romagna, prevedeva, infatti, l’utilizzo dei campanili per segnalare con l’uso di torce di notte o altri segnali luminosi, spesso specchi di giorno, l’eventuale avanzata di truppe nemiche, lungo i territori occupati, o come convenzionali segnali di pericolo.
Bisogna immaginarsi un orizzonte sgombro dalla micidiale coltre di fumi inquinanti che rendono oggigiorno in concreto impossibile una visione a una certa distanza dei dintorni.
Una situazione ottimale che si presenta oggi raramente e solo in particolari giornate ventose o a seguito d’importanti manifestazioni meteorologiche.
In tali giornate è possibile vedere i colli Euganei, le prealpi veneto-trentine e le Alpi, incombenti sulla città e farsi l’idea di come fosse notevolmente differente il paesaggio veneziano alcuni secoli addietro, e anche, di conseguenza, come un segnale luminoso posto a svariati chilometri di distanza potesse essere osservato con una certa facilità.
Di tanti campanili esistenti alcuni sono stati rasi al suolo a seguito delle numerose ristrutturazioni urbanistiche cittadine, alcuni sono crollati, altri ancora, in pericolo di crollo, sono stati messi in sicurezza e dimezzati (bellissimo per ambientazione quello di S.Boldo nel Sestiere di Santa Croce, in un campiello con pozzo, che si affaccia su due lati a una fondamenta e a un ponte, sull’omonimo rio).
Se la Torre di Pisa, oltre per la bellezza del monumento rinascimentale, è famosa per la sua pendenza, certo destano stupore alcuni campanili veneziani, che non sono da meno a causa della loro formidabile inclinazione.
E’ il caso di quello di Burano, disegnato dall’archittetto Andrea Tirali sul finire del XVIII secolo, magnifico anche per la scenografia ambientale della Laguna Nord nella quale si specchia, e di quelli cittadini dei Greci e soprattutto quello di S.Stefano alto 65 metri, (nelle vicinanze delle fermate Actv di S.Angelo o Accademia), di impianto romanico con cella a tre archi e tamburo ottagonale, la cui costruzione iniziò nel 1544.

sandi_tironi Sandi da Tironi, Mazzorbo e Burano.

Particolarmente interessante è osservare le soluzioni tecniche per mantenere in piedi la struttura, la cui inclinazione cominciò ad accentuarsi già nel 1700, con tutta una serie di muretti di spalla e tiranti di ferro, posti alla base della muratura.
Dal campanile di S.Stefano, raggiungiamo dopo un breve percorso a piedi, la seconda curiosità della giornata.
Siamo diretti in campo S.Luca, nelle immediate vicinanze di Piazza S.Marco.
San Luca è uno dei campi veneziani più vivaci per il continuo passaggio di persone per lavoro o per turismo, che qui spesso trovano il luogo ideale, quasi uno scenario goldoniano, per quattro chiacchere e un buon caffè.

La nostra ricerca ci porta alla scoperta del centro della città.

Come questo “centro” sia stato calcolato, è difficile dirlo, probabilmente fa parte della lunga serie di leggende metropolitane, ma questo luogo pur esiste, ed è per così dire “certificato”, chissà per iniziativa di chi, da una bella colonna di marmo, con capitello corinzio, posta all’interno dell’ex libreria Tarantola.
La colonna è stata qualche anno fa riportata alla luce da un accurato restauro degli interni, dopo che per lunghi anni era stata tenuta nascosta, probabilmente a causa del continuo, fastidioso e invadente pellegrinaggio di curiosi.

tarantola L'ingresso dell'ex libreria Tarantola

Adesso quella che era una libreria storica per Venezia, è diventato un interessante negozio che offre artigianato artistico, o per dirla in maniera più corretta, un centro d’artigianato autografo, l’AgoraT.
Rimane la scaffalatura centrale rotondeggiante che consente una specie di percorso ad anello, per tutti quelli che vogliano anche osservare da vicino la colonna.
Attenzione perché AgoraT (quel T sta a significare la continuità con la vecchia libreria Tarantola) è un luogo di sensibilità unica. Un luogo: “…dove i prodotti in vendita non saranno molti, ma unici. Un luogo dove sarà possibile far progettare e realizzare oggetti su misura”.

Ultima curiosità della nostra rapida visita veneziana, la scoperta della strada più stretta di Venezia.

Bisogna sapere che la toponomastica veneziana è del tutto particolare, divisa com’è la città in sei Sestieri, cioè quartieri, con i numeri anagrafici che vanno in progressione seguendo il percorso delle strade, generalmente definite “calli”, o quello a figura geometrica variabile delle piazze, definite “campi”.
A seconda poi che queste strade si affaccino o meno sull’acqua, oppure siano più o meno larghe, o siano il proseguimento di altre strade principali, prendono il nome di “salizada”, “ramo”, “fondamenta”, “ruga”, “rio terà” (se in precedenza sul luogo esisteva un canale, rio in veneziano), e altre ancora, mentre con l’appellativo di via, in città sono identificate strade nate da sistemazione tardo ottocentesche o novecentesche.
In realtà solo due, Via XXII Marzo a S.Marco e Via Garibaldi a Castello, mentre l’appellativo di strada è solo per Strada Nova aperta sul finire dell’ottocento, la lunghissima via che attraversa tutto il sestiere di Cannaregio, da Ponte delle Guglie al campo dei SS. Apostoli.
La curiosità ci spinge a conoscere la “calle” più stretta di Venezia, e attenzione a chi soffre di claustrofobia, essendo la stessa lunga una ventina di metri, ma larga soli 53 cm all’altezza del torace.
La strada si chiama Calle Varisco ed è in prossimità delle Fondamente Nove o meglio del campo di S.Cancian, e vi si transita, fiancheggiando una colonna dorica all’entrata, veramente a fatica.
La calle è chiusa e se ce la fate a percorrerla tutta, vi affaccerete sull’acqua del Rio dei SS. Apostoli.
La toponomastica veneziana è particolarmente interessante, mai casuale e legatissima a personaggi, luoghi, situazioni che si sono svolte nelle vicinanze.

calle_varisco Calle Varisco

Può prendere il nome da un palazzo nobiliare, ad esempio Calle di Ca’Baglioni a S.Cassiano, oppure Calle della Regina, riferito a Caterina Cornaro Regina di Cipro vicino a Rialto.
O anche Calle dei Boteri (ce ne sono più di una), perché in quel luogo erano costruite le botti dei vinaioli, o Corte Cavallo a Cannaregio ai piedi del ponte di ferro del Ghetto, perché in quella piazzetta fu fuso da Alessandro Leopardi il monumento equestre a Bartolomeo Colleoni, disegnato da Andrea del Verrocchio.
Scoprire la città, leggendo con attenzione e un briciolo di curiosità, i “Nizioleti” e cioè i cartelli con l’indicazione delle strade dipinti sui muri, può essere un affascinante e alternativo viaggio tra le mille storie che può raccontarci una città davvero unica e speciale come Venezia.

Da Fondamente Nove è possibile raggiungere rapidamente qualsiasi punto della città con le linee circolari Actv, 4.1-4.2 e 5.1-5.2.

 

Alessandro Rizzardini (riproduzione riservata ©)

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