gototopgototop
versione accessibile
Home TRASPORTI Percorsi veneziani Alternativi Il riuso degli ambienti e l' arte del riciclo
Il riuso degli ambienti e l' arte del riciclo | Stampa |

Il riuso degli ambienti e l’arte del riciclo.
Tre esempi veneziani che si perdono nel tempo e si proiettano nel futuro.
La Scuola Grande della Misericordia, da chiesa a caserma, da caserma a palestra-palazzo dello sport, la così detta "Palestra tra gli affreschi". La casa vaporetto alla Giudecca.
Il Molino Stucky, sempre alla Giudecca, dai sacchi di farina alle suite di uno degli alberghi tra i più lussuosi ed esclusivi di Venezia.

l signor Ingvar Kamprand, ultraottantenne, vive in un paesino della Svizzera, a Epalinges per la precisione, e fin qui niente di strano.
La casa è una villetta, arredata non troppo lussuosamente, e molti mobili se li è montati lo stesso signor Kamprand.
Anche qui niente di particolarmente strano.
Il signor Kamprand, ritiene che non ci sia nulla di male a confrontare i prezzi sulle bancarelle e scegliere le cose più convenienti, e che sia meglio passare per tirchi piuttosto che buttare i soldi dalla finestra.
Parole sante.
Il fatto strano è quando si viene a scoprire la vera identità del nostro e l’entità della fortuna personale stimata in 18.000 miliardi di euro, settimo nella speciale classifica mondiale dei ricconi.
Il signor Kamprand è l’ideatore, il fondatore e il proprietario della ditta Ikea.
Che centri con Venezia è presto detto: forse in nessun luogo, il riutilizzo, il riciclo, l’economia sui materiali e sugli ambienti è stata così formidabile e continua nei secoli.
Ad esempio il monastero, la chiesa e il campanile dell’isola di S.Ariano, nelle vicinanze di Burano, furono abbattuti con la scusa dell’insalubrità dell’ambiente, per la presenza di “carbonazzi” serpenti non velenosi ma aggressivi per il loro morso e le vergate della loro coda e per il calo delle vocazioni tra i religiosi, con la conseguenza del riutilizzo di mattoni e marmi per edificare la chiesa del Redentore alla Giudecca, in virtù del voto fatto per la cessazione della pestilenza del 1576.
Non solo.
Guerre, saccheggi, razzie hanno arricchito la città di mille e mille opere, al punto che molti marmi lavorati o vere e proprie sculture, siano andate ad abbellire le facciate di case, neppure tanto importanti dal punto di vista architettonico, quasi per puro sfizio edonistico.
Come detto l’attività di riciclo dei materiali e degli ambienti è stata continua, con la particolarità che ambienti pensati per scopi religiosi siano poi stati riutilizzati, vuoi per la loro grandezza, vuoi per particolari condizioni sociali per scopi meno prosaici.
E’ il caso della Scuola Grande del Valverde detta della Misericordia a Cannaregio, nelle prossimità della Ca’d’Oro (linea Actv 1) o nelle vicinanze della chiesa della Madonna dell’Orto, (linee 4.1-4.2 o 5.1-5.2) nel caso si preferisca un percorso di navigazione per vie (acquee) esterne.

misericordia_2 La "Misericordia"

Con il termine “scuola” a Venezia s’intende sia un'antica istituzione di carattere associativo, corporativo, assistenziale, sia l’edificio che ne costituisce la sede.Di scuole di S.Maria del Valverde ce ne sono due, posta una accanto all’altra, la “Vecchia” e la “Nuova”, quest’ultima detta anche Scuola della “Misericordia”.Della scuola “Vecchia”, si hanno notizie dal 1308, si sa che fu ampliata, con il tempo, con la costruzione di una chiesa (ora con ricca facciata barocca) e di un ospedale.
Successivamente, accresciuto ulteriormente il numero dei confratelli, nel 1534 è dato incarico a Jacopo Tatti detto il Sansovino, da pochi anni giunto a Venezia fuggiasco dal sacco di Roma del 1527, di progettare e di edificare un altro edificio, con la peculiarità che: “…per bellezza e grandezza, possa oscurare qualsiasi altro presente a Venezia”.
Le dimensioni raggiunte spingono a notare un vero e proprio carattere di grandiosità, basta pensare che la sala destinata alle riunioni dei confratelli al primo piano dell’edificio, con misure 21 * 49 metri, sia seconda per vastità, solo alla Sala del Maggior Consiglio a Palazzo Ducale.
Si inizia a costruire nel 1534 e solo cinquanta anni dopo è completato l’aspetto strutturale, Sansovino muore nel frattempo, nel novembre del 1570.
Attenzione però perché del progetto sansovinano si perdono gli aspetti più rivoluzionari come la prevista copertura a volta di pietra elittica rovesciata. Si perdono perché nonostante il boom edilizio cittadino, le vicende del periodo vedono la città spesso coinvolta in guerre, pestilenze e altri eventi, che rendono incerta numericamente ed economicamente la committenza.
Fatto che sta l’edificio è consegnato, e ancora ben si vede, del tutto incompleto per la parte esterna.
Forse bisogna fare uno sforzo di fantasia e provare a immaginare la struttura ricca di marmi e statue, un po’ come le scuole veneziane coeve di S.Rocco o di S.Giovanni Evangelista, per capirne la piena grandiosità progettuale.
Nel 1806 la “scuola” è chiusa. Rapidamente si trasforma, in relazione anche alle occupazioni che si succedono, ora austriache ora francesi, in ufficio per scopi militari, in uffici comunali, in ufficio di leva.
Nel 1921 è concessa, dal Comune di Venezia, in gestione alla Società Sportiva Costantino Reyer, che ne fa base per la sua attività di ginnastica. Nel 1927 la gestione è revocata e ri-concessa solo alcuni anni dopo.

misericordia Anni 60-70' il "palasport della Misericordia"

Da questo momento la palestra subisce varie sistemazioni di carattere sia igieniche sia strutturali, fino a diventare il vero e proprio palasport, (posto al primo altissimo piano, sorretto da dodici ciclopiche colonne e da imponenti travi di sostegno), a uso esclusivo della società Reyer e della sua squadra di pallacanestro in particolare, che qui vince due scudetti nel 1942 e 1943.
Tra queste mura nasce la leggenda della “Palestra tra gli affreschi”, dove gli affreschi sono quelli progettati dal Sansovino e realizzati da Alvise del Friso, che ornano le pareti e che vedono, su di un bellissimo parquet di legno incrociato (simile a quello dei leggendari Boston Celtics americani), sfilare generazioni di eccezionali atleti.
Leggenda che si associa a quella dell’”Urlo della Misericordia” il frastuono generato dai mille spettatori che si arrampicavano spericolatamente fin sui finestroni per assistere agli incontri e incitare a gran voce i beniamini.
Urlo che si spargeva come il fragore di un’onda per tutta la città.
La “Misericordia” o la “Reyer” come è comunemente chiamata la Scuola Nuova di S.Maria in Valverde, è chiusa per questioni di salvaguardia artistica sul finire degli anni ’70 e solo adesso un progetto di riuso legato a scopi commerciali, museali ed espositivi (Biennale d’Arte del 2009), potrà tornarla a far rivivere in una nuova e forse insospettata veste.
Dalla Misericordia raggiungiamo la Giudecca, nella quale ci porta non solo il ricordo del periodo dei derby nella massima serie di pallacanestro negli anni 1955 e 1956, (la squadra della Giudecca era la Junghans, una formazione nata dal dopolavoro dell’omonima fabbrica che giocava su di un campo in cemento all’aperto), ma anche la curiosità di vedere come si possibile riutilizzare un vecchio vaporetto e farne una vera e propria abitazione.
Dobbiamo scendere alla fermata della Palanca (linea 2 o 4.1-4.2) e proseguire lungo la fondamenta in direzione Ponte Longo. Ai piedi sulla destra si apre una lunga (e ventosa) calle che ci porta a un ponte in pietra.
Superato, in uno spazio alle spalle delle case della Judecca Nova, legato a massicci pali di rovere, c’è il vaporetto-abitazione della famiglia danese K******.
Il vaporetto è un vecchio vaporetto della Serie 20 VA varato nel 1935, rimasto in navigazione con l’azienda di trasporto veneziana fino alla fine degli anni ’80.
Radiate una coppia di queste imbarcazioni furono acquistate proprio dai K*******.
La casa-vaporetto di Venezia, ha anche un proprio numero anagrafico, il 399 A di Giudecca (la concessione è stata data il 12 marzo del 2005), mentre l’altra, vera e propria residenza estiva, l’ex Alvise Foscari, naviga placida lungo i canali francesi.
Di vaporetti “riciclati” risultano essercene quattro, i due come visto, poi un terzo sempre alla Giudecca in via di ristrutturazione e un quarto, è l’ex motobattello foraneo 39, in linea nel 1919, lungo il Canale Brenta, utilizzato questa volta, come studio di architettura.
Ultimo esempio dell’arte del riuso sulla via del ritorno del nostro pellegrinaggio veneziano, riguarda la sistemazione dell’ex Molino Stucky.

molino_stucky_2 Lo stato attuale dell'ex Molino Stucky

Per arrivarci bisogna fare una bella passeggiata di circa una decina di minuti costeggiando il Canale della Giudecca con l’opportunità di osservare il magnifico paesaggio, per poi passare per l’antichissima chiesa di S.Eufemia, per la chiesa e il chiostro dei Santi Cosma e Damiano (anche qui ampio riuso degli edifici, una volta religiosi oggi civili o commerciali), per il carcere femminile, e per l’ex sede in rovina ma, oggi già in via di recupero, della Scalera Film, la Cinecittà veneziana nel periodo della Repubblica Sociale Italiana, fino a giungere ai piedi del Molino stesso.
Il Molino Stucky è uno dei maggiori esempi di architettura neogotica applicata a un edificio con scopi industriali.
Sorge sull'estremità occidentale dell'isola di lato ad un altro antico stabilimento, quello delle stoffe artistiche Mariano Fortuny.
Costruito nel 1895 per iniziativa di un imprenditore di origine svizzera, Giovanni Stucky, che incaricò per il progetto l’architetto tedesco Ernst Wullekopf.
In questa fabbrica lavorarono, nel periodo di piena attività, fino a 1.500 operai, finché la grave crisi, l’obsolescenza dell’impianto e le difficoltà della “Venezia industriale” ne dettarono la chiusura nel 1955.
L’abbandono, la merlatura, il carattere neo-gotico dello sky-line, ha alimentato la leggenda di questo edificio negli ultimi anni.
Poi il lento recupero, opera della società Acqua Pia Antica Marcia, inframmezzato bruscamente, da uno spettacolare e terrificante incendio il 15 aprile del 2003.
Oggi, a restauro completato, un’ala dell’ex molino è utilizzata come residenza, il resto è un lussuosissimo centro convegni e albergo della catena internazionale Hilton Hotels
Da qui fermata di Sacca Fisola e battelli di linea 2 e 4.1-4.2 per tutte le principali direzioni.

Alessandro Rizzardini (riproduzione riservata ©)

24/05/2013Aqualandia 2013

article thumbnail

Eletto 8 volte miglior parco Acquatico d’Italia; Aqualandia, il polo del divertimento nel cuore di Jesolo, ha assunto in pochi anni un’importanza di livello internazionale grazie anche ai  [ ... ]


24/05/2013Visti da vicino. Carlo & Giorgio

article thumbnail

d i Carlo D’Alpaos e Giorgio Pustetto
scenografia e luci Paolo Lunetta
regia D’Alpaos-Pustetto

Quante volte in questi anni di attività, quando ci capita di fermarci a chiacch [ ... ]


Banner



Accesso alle aree riservate del sito.

Hellovenezia - © 2012 Ve.la. SpA - Tutti i diritti riservati -Ve.la. SpA all rights reserved
Società del gruppo Avm per la commercializzazione dei servizi di trasporto e dei principali eventi a Venezia
Sede Legale Isola Nova del Tronchetto, 21 - 30135 VENEZIA Tel. +39 041272.2660 Fax+39 041272.2663
Registro delle Imprese di Venezia n. 03069670275 – REA VE 278800 C.F e P.I. 03069670275
Capitale Sociale € 1.885.000,00 i.v.
E-mail vela@velaspa.com. Società soggetta all’attività di direzione e coordinamento di Avm S.p.A.