Le meravigliose cornici costruite con cascami di tessuto alla Giudecca, le maschere de “Il Canovaccio” usate per il film di Stanley Kubrick, “Eyes Wide Shut “, le ceramiche erotiche in calle del Pestrin a Castello, i “volti” di un grande artista contemporaneo a S.Stefano.
Un bel percorso veneziano alla ricerca del vero artigianato locale, se non di vere e proprie espressioni artistiche, ci porta, per iniziare, all’isola della Giudecca.
La Giudecca è una delle più grandi isole dell’arcipelago veneziano (laguna sud), inserita nel sestiere di Dorsoduro. Denominata anticamente Spinalonga per la sua forma stretta e allungata, prese in seguito il nome di Zuecca da cui Giudecca, forse perché in essa avrebbe trovato posto una primitiva comunità di Zudei (ebrei) o forse, e più probabilmente, perché in essa erano confinati i zudegai cioè i giudicati dai tribunali dogali. Formata da otto isolotti, collegati tra loro da ponti e ponticelli, è costituita essenzialmente da una fondamenta continua che costeggia il Canale della Giudecca e fronteggia le Zattere, inframmezzata da rii e calli sulle quali rivolgono le loro facciate chiese, palazzi e case. La Giudecca è stata anche, fino al dopoguerra, un’area industriale della città di Venezia, per via delle numerose fabbriche e cantieri navali che ivi risiedevano. Ricordiamo la fabbrica della Birra Dreher, il Molino Stucky, la Junghans, la Scalera Film, i cantieri Acnil, solo per citarne alcuni. Adesso la riconversione post-industriale di molti di questi fabbricati ne ha fatto un interessante laboratorio di architettura contemporanea, con l’avvio di molti interventi in ambito abitativo o commerciale e di recupero produttivo, come nel caso dell’ex Molino Stucky, oggi prestigiosa e imponente struttura alberghiera. Per raggiungere la nostra prima meta, che è la Legatoria Barbieri, bisogna necessariamente usare il vaporetto per attraversare il Canale della Giudecca e scendere alla fermata Palanca, linee Actv 2 e/o 4.1-4.2, (ovviamente escludendo tale operazione nel caso si sia eventualmente ospiti nell’isola). Si costeggia la fondamenta della Palanca, (girare a sinistra subito dopo la discesa del pontile di approdo), fino al Ponte Piccolo e ancora avanti per meno di un centinaio di metri fino al negozio posto ai piedi del Ponte Longo. Come si potrà vedere, filologica semplicità nella scelta dei nomi dei luoghi e simpatica semplicità del titolare della Legatoria, signor Adriano, che oltre ad un appassionato lavoro di restauro di libri antichi, costruisce manualmente preziose cornici, tutte diverse l’una dall’altra, utilizzando variegati cascami di tessuti prodotti dalla vicina ditta Fortuny. Proprio queste bellissime cornici sono l’oggetto principale e speciale della nostra visita, in un laboratorio molto amato dalla cantautrice americana Joan Baez. Dalla Giudecca prendiamo il vaporetto per portarci ora al secondo appuntamento, (discesa a S.Zaccaria e poi a piedi per Piazza S.Marco, Mercerie, Campo S.Zulian, Campo della Guerra e Calle delle Bande, circa quindici minuti), quello che ci diamo con un altro negozio dove anche qui si lavora la carta, anche se pesta. E’ uno dei più bei negozi di maschere veneziane e uno dei più originali. “Il Canovaccio”, vuoi per la sua posizione privilegiata, voi per l’inventiva delle suo proposte è sempre ben frequentato anche da ospiti molto particolari. Qui, alcuni membri dei Rolling Stones, Keith Richards e Ron Wood incantati dall’ambiente - un antro magico, coloratissimo - improvvisarono estasiati un concertino al pianoforte. La ricetta dei proprietari è il rispetto della tradizione e di conoscere profondamente la lavorazione della cartapesta, organizzando anche work shop per i clienti, provando sia l'applicazione di tecniche e materiali tradizionali e aprendosi anche alla ricerca e alla sperimentazione. Da questo negozio, il cui nome si rifà espressamente alla “Commedia dell’Arte”, escono le più tradizionali maschere veneziane, “bauta” e “morettina”, ma anche maschere dai ricchissimi piumaggi (fu il primo laboratorio in città a proporle), come nutritissima è la schiera dei personaggi-animali, oltre cento, dalla formica, l’ultima arrivata, all’unicorno, al drago fiammeggiante, al triceratopo. Una rigorosamente diversa dall’altra, ognuna dipinta pazientemente a mano. E proprio da questo negozio-laboratorio, per tutte le informazioni rivolgersi a Ivana e Marco, sono uscite le maschere usate da Tom Cruise e alcuni altri personaggi, per il film diretto da Stanley Kubrick, “Eyes Wide Shut”, e sempre in questo negozio si può trovare l’originale del così detto “volto più bello di Venezia”, la maschera cioè, che viene indossata, come volto neutro, da tutte le maschere più ricche e fotografate del Carnevale veneziano.
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Video: come si costruisce una maschera di cartapesta (di Alessandro Rizzardini)
Dal Canovaccio, ritorniamo alla vicina fermata di S.Zaccaria e dopo una sola stazione di linea 1, approdiamo alla fermata Arsenale. Da Arsenale, a piedi per Campo S.Martino, e dopo aver attraversato il ponte di mezzo (Ponte Storto), si giunge nella strettissima calle omonima. Sulla destra, al civico 3876, si apre la vetrina di uno degli ultimi ceramisti attivi rimasti a Venezia, che firma una delle ceramiche più particolari e rare. E’ il laboratorio-studio di Alessandro Merlin, e delle sue produzioni erotiche e geometriche. Piccanti scene erotiche, sulla scia della tradizione dei vasi di epoca ellenistica, ma delicatissime per struttura, inventiva, leggerezza del tratto e carica emotiva, e raffinatissimi elementi geometrici che racchiudono pesci, crostacei e altri animali tipici della Laguna. Anche questo negozio è da considerarsi un antro “magico”, specie per chi avrà la fortuna di accomodarsi nel salottino posteriore a osservare direttamente il lavoro di Merlin. Sempre in Calle del Pestrin, per gli amanti del buon bere e del buon cibo, la celeberrima trattoria “La Corte Sconta”, che ricorda le atmosfere veneziane create da Hugo Pratt per l’enigmatico personaggio principale delle sue storie, Corto Maltese.
Calle del Pestrin è a poche centinaia di metri da Piazza S.Marco, eccoci quindi pronti per una breve passeggiata che ci porterà al quarto e ultimo appuntamento. Da Piazza S.Marco, Via XXII Marzo, campo S.Maurizio, Campo S.Stefano, Calle delle Botteghe e arrivo al civico 3338 del sestiere di S.Marco, che fu dimora di un grande artista del ‘500 veneziano, Paolo Caliari detto il Veronese. In uno dei piani terra, utilizzato dal pittore come laboratorio, si apre l’atelier-negozio di Luigi Benzoni. Nato a Clusone, in provincia di Bergamo nel 1956, Benzoni giunge a Venezia nel 1976, per studiare Architettura, presso l’ateneo veneziano. Inizia a dipingere, prima con tema una Venezia trasfigurata da inquietanti tramonti o nell’informale più puro con violenti colpi di pennello a disintegrare idealmente la tela, seguendo la scuola di Emilio Vedova. Successivamente inizia una profonda analisi sul volto umano, “Ecce homo”, che ripete, nelle sue opere, con ossessiva metodicità, sia sulla tela sia nella produzione in vetro e nelle sculture in bronzo.
Le opere di Benzoni, (splendida anche la produzione di vasi in vetro o inclusioni di lastre d’oro zecchino disegnate a secco, alla quale si può assistere prenotando presso alcune note vetrerie a Murano), sono presenti in collezioni pubbliche e private, e chiudono, per così dire “alla grande” e in maniera scintillante, la nostra giornata veneziana.