La più bella libreria, la boutique più pazza e "l’America Strasse" più creativo. Puro viaggio nella bellezza: che sia assoluta, relativa, creativa, disperante, e che puzzi anche un po’, magari di gatto, di fogna o di usato. Viaggio nella memoria degli odori che sta ormai scomparendo a Venezia.
"Non è il ruvido odore dell'oceano, che sa di rimescolamento di fondi, di melma e naufragio, odore minaccioso di elemento ostile all'uomo, ma un odore a parte -s'intende nelle giornate serene- aggentilito, leggero e femmineo, quasi che Venezia lo donasse dai suoi pori come una bella creatura sana. Fa l'intimità di Venezia quest'odore[...] (Mario Praz, Odore di Venezia, Il Mondo che ho visto).
Acqua alta, piccioni e gatti, come "Sarti, Burnich, Facchetti", o, se volete, come "Aldo, Giovani e Giacomo", triade praticamente indissolubile, nella Venezia di un tempo. Però l’acqua alta andrà presto (?) scomparendo dietro le paratie mobili del Mose, quando saranno finiti i lavori della faraonica opera ingegneristica, mentre i piccioni presi per fame se ne sono già andati da qualche tempo, pare da dove se ne siano venuti cento anni fa: in una Trieste post austroungarica senz’altro più prodiga di grano e briciole. Di gatti anche, non ce ne vedono in pratica più per le strade, se non qualche raro esemplare in qualche sperduta corte sconta o ai margini di un giardino abbandonato. Dove sono finiti? Facile spirito è dire nelle pignatte dei ristoranti cinesi, come il barzelettiere popolare impone, ma forse sono finiti con il benessere, nelle case ospitali dei veneziani o forse anche decimati da castrazioni chimiche di massa. Se i tempi di crisi potrebbero farli ritornare per strada, intanto, seppur in minima parte, animino lo spazio di quella che è considerata, con naturale e nostrano spirito di partigianeria, "la più bella libreria del mondo". E se non la più bella, certamente la più incasinata e l’unica con scaffali galleggianti, perché una gondola, diversi kajak, vari tipi di barche e persino una vasca da bagno, fa parte attiva dell’arredamento come scaffalatura a centinaia e centinaia di tomi di tutti i tipi, con inclinazione all’artistico e al fotografico.

Dopo il vasto androne con gondola, la libreria occupa lo spazio di una seconda sala disadorna, anch’essa con porta d’acqua, dove vi attendano migliaia d’introvabili giornalini, libri di serie "B" o volumi passati per più proprietari. Il nome della libreria deriva dall’invadenza con la quale l’acqua del canale sversa all’interno della stessa, e qui tra barche, gatti che saltano tra gli scaffali o rimangono acciottolati tra i libri, è tutto un tributo alla cultura veneziana, al libro, al gatto e agli odori di una Venezia, se banalmente romantica, ormai del tutto quasi scomparsa. Ecco il commento apparso su di un blog in Internet: " Innamorata di Venezia come sono… "riemergo" proprio in questi giorni da un tuffo nella sua incredibile magia e questa libreria ne è un vero gioiello! La gatta mi attendeva fuori appallottolata in un sonno profondo e dentro… il mondo intero traluceva! Libri ovunque, libri usati… carichi delle emozioni di chi li ha divorati, assaporati, maneggiati, consultati, memorizzati! Profumo di una Venezia antica che più antica e speciale non si può! Libreria affascinante come la borsa di Mary Poppins dalla quale escono le cose più impensabili e incredibili! E il pifferaio magico è il "suo" libraio, quasi poliedrico protagonista di ognuna delle storie raccontate nelle decine delle opere che lo avvolgono nel mistero di un luogo da vedere! Dedicato a chiunque voglia dimenticarsi di vivere nel secolo attuale e proiettarsi indietro nel tempo, a chiunque voglia entrare in jeans e maglietta e uscirne con maschera dorata e abito settecentesco! La libreria "Acqua Alta" è in campiello del Tintor, nelle vicinanze del campo S.Maria Formosa, le fermate Actv più vicine sono quelle di Rialto e/o di Fondamente Nove. E se gli odori ci accompagnanoidealmente in questa passeggiata tra le pietre cittadine, da campiello del Tintor proseguiamo in direzione della Barbaria de le Tole in direzione della chiesa palladiana di S.Francesco della Vigna, dove si raggiunge il campo di S.Giustina detto de Barbaria. Qui, al civico 6549 B possiamo trovare un piccolo negozio di abiti usati, Niente di straordinario, se questo negozio non fosse in auge, invincibile a ogni moda, dai mitici anni ’70. Curiosa la maniera come i veneziani definiscono questo tipo di negozi, chiamandoli "American Strasse". Una specie di "gramelot" linguistico che farebbe la felicità del premio Nobel Dario Fo: strasse equivalente di stracci in dialetto, o anche strada in tedesco, (la strada degli americani, prodighi di regali, dolci, sigarette, vestiti), come avveniva nell’immediato dopoguerra. L’invito è a entrare, annusare il profumo di stantio che inequivocabilmente questo commercio porta con sé, e di cercare, frugare, tra gli abiti ed anche, contemporaneamente, nella propria miniera dei sogni, desideri e ricordi.
Ultima tappa, con lunga passeggiata, Campo SS.Giovanni e Paolo, Rialto, Campo S.Luca e Campo S.Stefano, per trovare la più bella e bizzarra boutique di abiti, quella della stilista/artista Fiorella Mancini. Le vetrine sono tutto un rimando all’arte Pop e accostare questo negozio, i suoi contenuti, le sue idee, alla Factory di Andy Warol è meno blasfemo di quel che sembri. Ferrarese d’origine Fiorella Mancini è una performer designer abile a creare, situazioni, eventi e naturalmente abiti del tutto insoliti.
Memorabili le sue sfilate con le modelle travestite da pantegane, le maschere di Carnevale montate con piccioni imbalsamati (rese celebri dalle foto di Fulvio Roiter), i dogi transessuali che ammiccano indossando sgargianti giacche dalle vetrine in un mix irripetibile di sensualità e feticismo, e poi neon, slip leopardati, t-shirt, jeans, water luminosi, topi e fogne.
Lo smell di Venezia ce lo ricorda con illuminata fantasia Fiorella Mancini, è anche quel sottile profumo di…
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